Pubblico qui sul blog un elaborato fatto per il corso di Sistemi Telematici, dal titolo in oggetto.
Spero che la mia analisi possa essere utile anche per qualcun altro 😉
IntroduzioneScenario di Identità Federata nelle PA
Che cosa è l’identità?
Generalmente è Cosa sei? Cosa ti piace?.
In una visione allargata l’identità è anche la reputazione: Cosa dico su di me? Cosa dicono gli altri su di me?
Nel mondo reale l’identità può venire accertata in modo diretto o verbale solo se conosciamo (o ci fidiamo) dell’interlocutore.
Altrimenti il metodo più utilizzato è l’utilizzo di carte identificative, rilasciate da un’autorità terza (e di solito certificata e ritenuta affidabile dalle parti), contenente i principali dati e la foto.
Ma come avviene lo scambio di identità sul web ? Il problema di fondo è che Internet ed i browser non sono stati pensati per identificare univocamente gli utenti.
Quando facciamo l’accesso ad un sito immettendo username e password, in realtà non stiamo accertando che siamo fisicamente noi, ma che “qualcuno” in possesso di quelle credenziali sta lavorando o immettendo dati. E’ analogo ad una chiave di casa: chiunque in possesso della chiave giusta può entrare, anche se non autorizzato.
Una identità digitale di questo tipo è semplicemente quello che il sito web conosce su di te.
Ciascuno di noi può avere più identità, dipendenti dal contesto. Così come nella vita reale possiamo avere un passaporto, una patente di guida, una tessera universitaria, una carta di credito che, pur appartenendo alla medesima persona, abilitano differenti funzioni nei rispettivi contesti, così nel mondo digitalizzato abbiamo una fragmentazione dell’identità. Il problema è che non c’è un modo semplice, affidabile e sicuro per gestire questo complesso portafoglio di identità digitali.
Il quadro che si sta delineando è dunque la presenza di una propria identità digitale frammentata e dispersa per la rete e questo si traduce non solo in un moltiplicarsi di password, account e profili ma anche di un importante rischio per la propria privacy, dato che è spesso improbabile, se non impossibile, tener traccia di tutti i propri dati e aver la possibilità di gestirli, aggiornarli, modificarli o semplicemente cancellarli.
Dato che saranno sempre necessari tanti e diversi tipi di identità, l’idea di una identità unica, centralizzata e gestita da un solo sistema è sicuramente da scartare.
Il problema dell’identità non si limita a quella dei servizi Internet. Con la crescente diffusione dell’e-Government, la necessità di soluzioni sicure ed affidabili per la gestione delle identità dei cittadini si è fatta molto più stringente. Anche nell’ambiente della Pubblica Amministrazione ci troviamo di fronte ad una identità (del cittadino) frammentata e dispersa in molteplici banche dati. La soluzione ideale è un framework che sia trasparente all’utente finale, ma che abiliti nel back-office tutta una serie di procedure finalizzate a collegare in modo sicuro i vari frammenti dell’identità del cittadino.
In questo elaborato saranno analizzati i possibili soggetti fiduciari per la gestione di identità, sia per i privati che per le pubbliche amministrazioni, focalizzando l’attenzione soprattutto sulla gestione di identità federata.
Concluderò con un confronto tra le varie soluzioni analizzate.
Probabilmente saprete già tutti di cosa parlo: per chi avesse vissuto le ultime settimane su un altro pianeta o non avesse seguito alcuna partita dei mondiali, per vuvuzelas intendo quelle FASTIODIOSISSIME trombette che gli africani suonano incessantemente dall’inizio alla fine in ogni partita.
Oltre ad imprecare in ogni lingua africana, perché già dopo 5 minuti non si sopportano più, mi sono chiesto (per la serie “Siccome sono un Ingegnere…”) se esistesse un modo per filtrare dalla telecronaca il suono di quelle trombette, lasciando inalterato tutto il resto. Beh è bastata qualche ricerca su Google e un paio di prove per rendersi conto che c’era chi ci aveva già pensato prima di me !
Mi è stato richiesto di scrivere un tutorial passo passo su come configuare un router Linksys con firmware DD-WRT per collegarsi alla rete del wireless internet service provider (WISP) EuteliaWIFI.
Eccomi di nuovo parlare del Wifi di Skypho/Eutelia. Devo dire che il mio articolo precedente ha riscosso un certo successo… Ho ricevuto molti commenti e apprezzamenti; davvero non credevo, grazie a tutti! 😉
Dopo circa 3 mesi di utilizzo abbastanza continuativo, mi sembra giusto fare delle considerazioni sul servizio.
Inizio subito a dire che si sono verificati diversi problemi e disservizi. Ci sono stati alcuni giorni di completo blackout, altri di parziale funzionamento, altri di velocità di connessione ridicole.
Basti pensare che nel giro di un paio di mesi si son visti i tecnici sui tetti a sistemare l’hot-spot del mio paese almeno un paio di volte ! Meno male che pochi giorni fa hanno pensato bene di cambiare completamente le antenne. Adesso la situazione sembra un pochino migliorata: le reti a cui è possibile connettersi sono aumentate, ne ricevo 3, di cui 1 in polarizzazione orizzontale e 2 in polarizzazione verticale. Questo fatto mi ha costretto a tornare sul tetto e girare l’antenna di 90°, in modo da ricevere il segnale in polarizzazione verticale, che era il più forte. Insomma vedrò nei prossimi giorni se la situazione sarà migliorata. Intanto ho notato un sostanziale miglioramento di velocità e di latenza (ping), per cui sono abbastanza soddisfatto del cambiamento.
Servizi del genere potrebbero essere la soluzione di molti digitaldivisi… putroppo le prestazioni e la qualità del servizio non sono ancora all’altezza delle promesse e nemmeno reggono il confronto con una ADSL.
Certo per i paesi non raggiunti dalla banda larga, affidarsi ad un WISP (Wireless Internet Service Provider) come Eutelia può essere l’unica alternativa per attaccare al chiodo il 56k.
Ma non si deve fare l’errore di approfittare della pazienza e dei soldi di questi sfortunati. Non si può offrire un servizio approssimativo sfruttando il fatto di essere in “Monopolio Digitale”. Questo è quello che fa e che continua a fare tutto’ora Telecom Italia: dove non c’è mercato, l’azienda può agire esclusivamente secondo i propri fini aziendali, dettati dal maggior profitto possibile. E questo è sostanzialmente scorretto dal punto di vista dell’utente finale (e della società).
Il mio comune è in prevista attivazione ADSL (di Telecom) per Giugno 2007. Finalmente, dopo anni… qualcosa si è sbloccato nel palazzo Telecom. Ho idea che sia stata anche Eutelia a contribuire ad accelerare i tempi di copertura… e questo potrebbe essere un vantaggio per il cittadino.
Ma guardiamo adesso la cosa dal punto di vista di Eutelia: per competere con l’ADSL, Eutelia dovrà per forza puntare sulla QUALITÀ del servizio, sulla stabilità della rete nonchè sulla velocità di connessione. Insomma su quelle caratteristiche che potranno orientare un ipotetico interessato a preferire Eutelia su wireless anzichè Telecom su cavo.
Secondo me i punti di forza su cui dovrebbe far leva Eutelia (tralasciando la qualità della rete da cui evidentemente non si può prescindere) sono:
Connessione Wireless: ciò significa accessibile ovunque ci sia un Hot Spot
Velocità (promessa) alta: 10 Megabit ? Si ma a 10 cm dalle antenne!!
Prezzi buoni e modulari: per chi come me non usa la connessione tutti i giorni della settimana, il fatto di poter disattivare l’account nei giorni di non utilizzo è un bel modo di risparmiare rispetto ad una comune flat ADSL
VoIP: potrebbe essere un’arma vincente; telefonate a prezzi convenienti, su rete completamente autonoma da Telecom. Rinunciare al canone potrebbe essere possibile… se solo la connessione fosse tanto affidabile da permettere un distacco indolore dal doppino!
Insomma se la qualità del servizio migliorasse un po’, io sono convinto di continuare ad utilizzare questa rete anche quando sarò coperto da ADSL. In caso contrario… non vedo altra scelta che andare a rimpinguare le (già piene) casse di Telecom, o di un’altra azienda che offra ADSL flat a prezzi contenuti, ma a malincuore.
Altra nota di dolore: il Customer Care! Accontentare il cliente e venire incontro ai suoi disagi dovrebbe essere una priorità per un’azienda del settore. Ci vorrebbe tanto a metter su un Call Center più efficiente? Sarebbe troppo faticoso avvertire i clienti dello stato della rete, di eventuali guasti e riparazioni in corso? Non credo….
Svegliatevi cari WISP: avete tra le mani la tecnologia del futuro (che per molti versi è già attuale) sta a voi sfruttarla nel migliore dei modi. Non sono certo un economista, ma le cose che ho scritto mi sembrano alquanto evidenti…
Io abito a Castel San Niccolò (un piccolo comune della provincia di Arezzo) che ancora ad oggi non è coperto dall’ADSL di Telecom. Purtroppo il mio non è un caso isolato…. anzi sono ancora molti i luoghi in Italia in cui la Banda Larga è solo un miraggio. Putroppo la politica commerciale di Telecom non va d’accordo con la copertura capillare del territorio….
Quasi tutti i paesi limitrofi al mio sono ormai coperti da ADSL, mentre il mio (non si sa bene per quale motivo) ne è rimasto escluso.
(edit: il mio comune è stato finalmente coperto da servizio ADSL a Giugno 2007. Che Eutelia abbia contribuito mettendo in qualche modo fretta alla Telecom?)
La soluzione (insperata) forse ci è arrivata dal cielo.
No… non mi riferisco alle preghiere a santi protettori dei digitaldivisi (ma esistono?), ma alla tecnologia wireless.
Sembra infatti che Eutelia abbia deciso di coprire alcune zone del Casentino con dei ponti wireless delle zone non coperte dalla banda larga. Il progetto si chiama “Skypho WiFi” (adesso EuteliaWiFi), e promette una velocità massima (teorica) di 10 Megabit al costo di 1,2 euro al giorno (ma solo nei giorni di utilizzo). Inoltre è associato un account skypho voip con l’assegnazione di un numero geografico, per fare e ricevere chiamate.
La “trafila” ufficiale prevederebbe l’acquisto di uno “Starter Kit” che comprende un’antenna + router wireless e un adattatore voip, tutto a 199 euro. Ovviamente non c’è possibilità di scegliersi l’antenna o configurarsi il router, è tutto a discrezione dei tecnici Eutelia.
Da buon laureando in Ing delle Telecomunicazioni 🙂 ho quindi deciso di provare a collegarmi autonomamente, senza comprare lo starter kit. Leggi tutto →