Openmoko Neo Freerunner, un telefono per smanettoni

Molti di voi avranno sicuramente sentito parlare dell’Openmoko Neo Freerunner, il telefono molto sbandierato, promosso e acclamato nella blogosfera come l’anti-iphone, l’alternativa completamente libera e opensource alla chiusura del software di Apple.

Di recente la piccola azienda che le produce ha iniziato a venderli (tramite ordini via Internet) e i primi esemplari sono iniziati ad arrivare tra le mani di speranzosi smanettoni.

Uno di questi è mio cugino, Treviño. Ho avuto quindi modo di toccare con mano questa “saponetta” e assistere a diverse fasi della sua costruzione. E tirare le mie conclusioni


Si, costruzione. Perchè è come comprare una macchina super accessoriata ma che va solo in prima marcia.
Leggi le caratteristiche tecniche di tutto rispetto (anche se con alcune gravi mancanze: fotocamera e 3G in primis) e ti aspetti di goderne appieno appena lo spacchetti. Non è cosi, purtroppo.
Il più grosso difetto di questo telefono è (attualmente) anche il suo’ più sbandierato pregio: il software.

Ci gira Linux, ci girano un sacco di distribuzioni diverse, ognuna con caratteristiche diverse e funzioni più o meno complete. E’ totalmente personalizzabile in ogni suo aspetto, ci accedi via ssh ha il terminale. Ci potresti installare miriadi di applicazioni opensource, libere e gratuite. Figo, no ?

Si, eticamente e concettualmente non fa una piega. Sono tanti i motivi per cui sarebbe da preferire ad un apparecchio come l’Apple iPhone… pieno di limitazioni, di lucchetti, di applicazioni a pagamento.

Peccato che tutto questo potenziale sia espresso in minima parte. Peccato che appena lo accendi funzionino mezze cose, che il wifi non funzioni al primo colpo, che non abbia un browser per navigare, né un programma di navigazione gps decente, che il dizionario sia solo inglese…. che la batteria non duri come ti aspetteresti, che la sospensione e la gestione energetica non sia cosi ottimizzata… eccetera.

Ok. Lo attacchi col cavo usb alla tua linux box, apri ssh e inizi a flasharlo, scaricare, compilare, patchare, provare altre distribuzioni… e dopo qualche ora di spippolamento frenetico ti accorgi che molto può essere migliorato… il gps inizia a funzionare (più o meno), l’accensione non impiega più 10 minuti, i crash si fanno meno frequenti… qualche applicazione carina inizia a comparire.
Ma… è tutto ancora disomogeneo, lento, macchinoso… estremamente complicato.
I piani futuri e le roadmap prevedono grosse novità e faville… ma intanto è cosi.

Se sono abbastanza bravo in programmazione, ho voglia e soprattutto tempo da dedicarci mi potrei mettere a modificarlo, creare patch e sperimentare. Altrimenti mi affido alle community ed ai tizi precedenti, oppure aspetto una nuova release dagli sviluppatori che mi permetterà di utilizzare un altro pezzettino del mio telefono (pagato per intero, però).

No… non ho voglia di tutto questo. Vorrei essere un utente normale e USARE il telefono che ho comprato in tutte le sue funzioni. Vorrei che facesse quello per cui è stato progettato, e lo facesse bene. Magari anche in modo gradevole e fluido. Chiedo troppo ? Forse per ora si. E’ meglio aspettare che “quei bravi ragazzi” facciano qualcosa di buono e si diano da fare.
In futuro ne riparleremo e rivaluteremo…

Il progetto è buono e lungimirante, ma ancora è molto distante dalla concorrenza e dal mercato di massa. In un telefono il software ha forse più importanza dell’hardware… sono cose imprescindibili, ancor più che su un computer.

Se volete anche l’opinione di un Freerunner-user, vi incollo quanto ha scritto Treviño in un thread dedicato sul forum di Ubuntu-it

Salve, come vi ha detto il mio “cuginaccio” in effetti ho un Freerunner da quasi due mesi e beh… Non potevo esserne più contento (nonostante AleXit mi avesse sconsigliato da sempre l’acquisto e continui a denigrare la mia povera saponetta 😛 ).

Sicuramente se pensate che sia come avere un cellulare “normale” tra le mani, vi sbagliate di grosso, la vita con il neo è fatta di lunghe sessioni ssh, di aggiornamenti di kernel e rootfs (“flashaggi”), di installazioni e configurazioni di pacchetti nonché di compilazioni on la Openmoko toolchain (se volete smanettare più del dovuto, [ri]compilandovi sorgenti per il Moko sul PC), ma cosa volete… È questo quello che voglio farci!

Certo, se a me bastasse un uso “normale” del cellulare ci avvierei ogni giorno la partizione dell’SD su cui ho installato Qtopia, come ho fatto quando sono andato in vacanza [5 giorni dopo averlo ricevuto]: lì tenendolo acceso ~17 ore al giorno l’ho ricaricato solo 4 volte in 16 giorni ed avevo tutto ciò che serviva con la stabilità che ci si aspetta da un cellulare, ma certamente non potevo sfruttare l’hardware totalmente: dagli accelerometri al GPS fino al Wifi (che in teoria fa, ma senza un browser o altri strumenti di rete ci si fa poco).
Aggiungo comunque qui, che deve essere pubblicata “presto” (non lasciano trapelare di più quelli di Nokia/Trolltech) qtopia 4.4 che conterrà un browser basato su webkit ed una gestione del GPS oltre a tante altre cosucce di cui non ci è dato troppo sapere.

Ora, però, qtopia è un buon sistema rapido e veloce, ma a parte il fatto che ti permette di ricompilarlo (magari patchando i suoi sorgenti per migliorare gli aspetti che sono da affinare) e personalizzarlo esteticamente, non ti fa sentire ancora totalmente un Freerunnner, visto che limitandoti al suo ambiente [si avvia su framebuffer] non ti consente di avere la libertà d’uso che invece questo apparecchio ha come fine.

Per tanto, da quasi subito (anche per correggere un problema che avevo con Xglamo – il server grafico) ho installato la versione in fase di sviluppo, denominata prima ASU e poi 2008.8/.9/[…].
Inizialmente non era il massimo dell’usabilità, sicché prima passai a FSO (una distro molto leggera con uno stack telefonico tutto in python) e poi in un paio di giorni, patchandomi mezzi sorgenti, mi creai una distribuzione “ibrida” che usava Enlightenment (con Illume) come desktop più le applicazioni telefoniche del “vecchio” stack GTK (Om2007.2 – quello preinstallato) garantendomi una certa stabilità ed usabilità [ed appariva così].
Adesso invece la versione “ASU” (Om2008.9) ha una discreta stabilità ed io ormai la uso quotidianamente senza grossi problemi (se non mi metto a smanettarci troppo quando mi serve Tongue); ho risolto anche i problemi con il chip Glamo ed Xglamo patchandomi il kernel e adesso non ho quasi nulla di cui lamentarmi; ho tutto quello che mi serve:
– Uno stack telefonico maturo (Qtopia-x11)
– Gestione di base delle impostazioni del telefono
– Gestione del wifi semplice
– Due browser (minimo e midori)
– Un software per il GPS (TangoGPS che consente anche di mappare)
– Un software di navigazione GPS (Navit, che però non uso perché per ora ho la SD troppo piccola per tenerci le mappe Tongue)
– Pidgin (che uso tranquillamente per MSN)
– Qualche applicazioncina per svagarmi

Il bello è che mentre si lavora a rendere un cellulare stabile si imparano un sacco di cose su un mondo, quello della telefonia, di solito poco conosciuto a livelli di implementazione software… Considerate che ieri volevo risolvere dei problemi di qtopia (ed intendo sia la versione “standalone” che quella che gira su X11 adottata dalla distro ASU), ed in tre ore mi sono snocciolato i sorgenti che mi interessavano per implementare il supporto di cose che ritenevo abbastanza importanti (filtraggio dei contatti tramite tastiera, ricomposizione dell’ultimo numero chiamato, supporto per le chiamate USSD [tipo *123# della wind]). Insomma, anche se si reinventa la ruota, da soddisfazione!

Visto che sono troppo impegnato a lavorare sul “pezzo” e che gli altri impegni incombono non ce la faccio a riportare tutto in foto od articoli ben strutturati, quindi un po’ della mia vita col Freerunner la trovate qui:
http://www.3v1n0.net/openmoko/

Bye!

Credo di avervi presentato la cosa in maniera oggettiva.

A voi la scelta 🙂

(e scusate il titolo un po’ provocatorio… 😛 )

A proposito Alessandro

Ingegnere delle Telecomunicazioni con propensione al web2.0 ed il pallino della tecnologia; toscano & casentinese, vivo a Firenze